20 Settembre: la resistenza silenziosa degli IMI attraverso la storia di mio prozio Dionisio Rossi bracciante della bassa reggiana

Inserito da: Adriano Arati | 22 Set 2026 | Categorie: Consultazione Archivi, News

20 Settembre: la resistenza silenziosa degli IMI attraverso la storia di mio prozio Dionisio Rossi bracciante della bassa reggiana

Pubblichiamo con grande piacere l’articolo di Carolina Marzolla, scritto per ricordare il prozio dopo una serie di ricerche portate avanti con la collaborazione di Istoreco.

Complimenti Carolina!

20 Settembre: la resistenza silenziosa degli IMI attraverso la storia di mio prozio Dionisio Rossi bracciante della bassa reggiana

di Caterina Marzolla

In occasione del 20 settembre, giornata degli Internati Militari Italiani, vorrei testimoniare la storia del mio prozio Dionisio Rossi (per noi Zio Bruno), nato a Novellara il 17 maggio 1918 e vissuto a Santa Vittoria di Gualtieri (RE).

Per noi oggi è semplicemente impossibile immaginare cosa significasse essere un ragazzo in quegli anni. All’epoca non esistevano i mezzi che abbiamo oggi per conoscere il mondo, molti ragazzi sapevano a malapena leggere e scrivere. Ragazzi che non erano praticamente mai usciti dal proprio paese e che si trovavano di colpo catapultati in un incubo, obbligati a combattere una guerra che non volevano e poi abbandonati e dimenticati dalle stesse istituzioni che li avevano armati. Zio Bruno era un bracciante della bassa reggiana; parte il 10 gennaio del 1941 da Foggia via aerea per l’Albania con l’84° Reggimento Firenze, dove combatte fino al 15 maggio 1941, per poi essere trasferito in Montenegro. Dopo l’8 settembre del 1943 sceglie di unirsi ai partigiani in Montenegro, viene catturato dai tedeschi a Vares in Bosnia il 21/12/1943 e lui stesso dichiara: “Trovandomi in condizioni fisicamente non sane dovetti arrendermi”.

Viene portato al Dulag 172 di Belgrado dove rimarrà fino al 12/09/1944 per essere trasferito come “lavoratore obbligato” ad Ausburg in Germania e diventare uno “schiavo di Hitler”. Verrà liberato dai Russi il 29/03/1945 a Rosenberg. Sono passati ormai più di 4 anni da quando aveva lasciato la sua casa. Non aveva neanche 30 anni.

Leggendo la sua scheda, compilata dopo il suo ritorno, colpisce il fatto che gli viene chiesto se ha trascorsi politici e la sua tendenza politica attuale e lui, in entrambi i casi, risponde “Nessuno”. La nostra Costituzione, che tutela i nostri diritti e le nostre libertà, non esiste ancora e in quella risposta si legge la paura che la dittatura fascista aveva lasciato nel poter dichiarare liberamente cosa si pensava.

Alla voce condizione economica scrive: “Povero”. Mio zio è partito povero ed è tornato in condizioni peggiori. Lo Stato italiano si è dimenticato degli Internati Militari Italiani (IMI) fino al 2006 quando ha istituito la medaglia d’onore e nel 2025 ha istituito la giornata nazionale degli IMI che cade appunto il 20 settembre. Non li ha comunque mai riconosciuti ufficialmente come prigionieri di guerra, privandoli di qualsiasi risarcimento. Solo nel 2022 ha istituito un fondo ristoro, sicuramente tardivo visto che ormai la maggioranza di loro non c’era più e comunque anche per gli eredi non bastava fare una semplice domanda, ma intentare una causa civile contro la Germania, possibilità che comunque si chiudeva già l’anno dopo: nel dicembre 2023.

Oggi vorrei dedicargli queste poche righe: “Ciao zio, ho conosciuto la tua storia solo nel 2023 e mi sono commossa leggendo la tua scheda, non potendo minimamente immaginare quello che hai dovuto soffrire, vedere e quello che sei stato costretto a fare. Abbiamo ottenuto per te la medaglia d’onore nel 2025 e il tuo nome ora è nel LeBI (Lessico Biografico degli IMI). Chissà, se fossi qui magari rifiuteresti questo riconoscimento. Per noi è stato importante perché il tuo nome, il tuo “NO”, la tua resistenza disarmata e le tue sofferenze non fossero dimenticati. Presto, sulla tua lapide, incideremo per sempre queste parole: ‘Insignito della Medaglia d’Onore come Internato Militare Italiano’. Perché chiunque passi da lì sappia chi sei stato e da che parte hai scelto di stare”.

E’ un dovere di tutti noi testimoniare, attraverso le storie di chi non c’è più, quali sono state le conseguenze del fascismo in Italia. Dobbiamo coltivare e mantenere viva la nostra democrazia e i valori antifascisti, pilastri fondanti della nostra Costituzione. In questa ricorrenza voglio citare una frase di Tina Anselmi tratta dal libro Storia di una passione politica: “…siamo nel tempo della dimenticanza assurta a valore, quasi che chi coltiva la memoria sia una persona desiderosa di vendetta, piena di rancori e meschinità, ingabbiata nel passato, che non guarda al futuro. Eppure non è forse attraverso il passato, ciò che siamo e non siamo stati, che possiamo intuire dove stiamo andando?“.

Un ringraziamento speciale va a Istoreco – Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia. È solo grazie all’immenso e prezioso lavoro di digitalizzazione e alla creazione del portale “Gli Albi della Memoria” che ho potuto rintracciare questo documento e ricostruire una parte della storia fondamentale della mia famiglia.

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