6 aprile 1941: l’invasione della Jugoslavia e la storia di William Manfredi
Inserito da: Adriano Arati | 6 Apr 2026 | Categorie: Consultazione Archivi, In Evidenza, News

Il 6 aprile 1941 le forze congiunte dell’Asse, ovvero Italia, Germania, Ungheria e Bulgaria, invasero militarmente l’allora Regno di Jugoslavia e in pochi giorni ne presero il completo controllo.
Lo stato jugoslavo si dissolse e al suo posto nacquero entità fantoccio, senza alcuna reale autonomia, come lo Stato indipendente di Croazia, formalmente retto da un membro di casa Savoia, ma di fatto controllato dal Reich tedesco.
L’Italia, che per tutto il Ventennio fascista aveva portato avanti una politica apertamente razzista e discriminatoria nei confronti delle minoranze slave al confine orientale, si annetté vasti territori, in particolare la provincia di Lubiana, corrispondente grosso modo all’attuale Slovenia occidentale, quasi tutta la costa dalmata, il Montenegro e parte dell’odierno Kosovo.
In tutto il paese invaso sorse rapidamente un movimento di resistenza contro gli occupanti che, con il supporto delle milizie collaborazioniste locali, avevano imposto un regime d’occupazione brutale e spietato, che causò centinaia di migliaia di vittime.
Secondo fonti del Ministero della Difesa ben 188 soldati reggiani persero la vita durante l’invasione e l’occupazione della Jugoslavia. Guarda https://www.albimemoria-istoreco.re.it/.
Tra i militari che presero parte all’aggressione del Regno di Jugoslavia c’era anche l’allora venticinquenne William Manfredi, nato a Felina (Castelnovo né Monti) il 30 ottobre 1915. Cresciuto in una famiglia che coniugava socialismo prampoliniano e cattolicesimo sociale, sin da giovanissimo William dimostrò uno spiccato amore per lo studio. Così, con grandi sacrifici, i suoi genitori lo mandarono a frequentare le scuole magistrali a Reggio.
Per questo motivo il suo servizio di leva fu posticipato fino a giugno 1937, quando fu ammesso come aspirante allievo ufficiale di complemento presso la scuola militare di Fano, dalla quale uscì nel novembre dell’anno successivo. Testimonianza della sua presenza nella Jugoslavia occupata sono le preziose fotografie, che la famiglia ha generosamente affidato a Istoreco, che documentano sia la quotidianità dell’esercito aggressore che la vita minuta di William in questo contesto di guerra.
Ci si può domandare quanto avrà impattato sul suo antifascismo e sulla sua coscienza il peso dell’oppressione che l’esercito del suo paese infliggeva a civili e a resistenti jugoslavi. Forse la risposta più emblematica risiede nella sua scelta di disertare dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943; già nella primavera del 1944 Manfredi si era unito alle bande partigiane del suo Appennino, per divenire poi ufficiale di primo piano della Brigata Fiamme Verdi, di ispirazione cattolica, nella tarda estate di quell’anno. Morì durante la battaglia della Pasqua di sangue, il 1 aprile 1945, quando, in qualità di vice-comandante, si scontrò duramente, insieme ai suoi e ai garibaldini, contro i nazifascisti a Cà Marastoni (Toano). Pur ferito, resistette alla testa della sua formazione, incitando i compagni; la Medaglia d’Argento al valor militare gli fu conferita proprio con tale motivazione.
In sintesi, questa la parabola di William che, dalla natia Felina, fece esperienza dell’insensatezza della guerra e che poi scelse di schierarsi dalla parte di chi metteva a repentaglio se stesso perché tornasse la pace.


