“Insegnare l’Italia, formare gli italiani: Identità nazionale e didattica della storia”
Inserito da: Adriano Arati | 18 Nov 2025 | Categorie: News

L’“Italia” è una costruzione storica, frutto di processi, conflitti, incontri, scelte culturali. La sua identità evolve se i suoi cittadini imparano a fare i conti col proprio passato, a interpretare i segni del presente e a proiettarsi nel futuro. Questo non è un destino già scritto. Dipende da come i cittadini risponderanno alle domande “Chi siamo?” “Cos’è l’Italia?” “In quale contesto si muove”? Sono domande che stanno a cuore alla nostra città, custode della memoria e del valore del nostro Tricolore.
Il prossimo 20 novembre, alle 18 alla Biblioteca delle Arti di Reggio Emilia, Antonio Brusa affronterà proprio queste domande in dialogo con Paolo Bernardi. Si partirà dalla consapevolezza che gli italiani – i bambini come gli adulti – hanno il diritto costituzionale di usufruire dei portati moderni delle scienze storiche e didattiche, per formarsi come cittadini in un mondo straordinariamente diverso da quello in cui nacque il Tricolore.
Le scienze storiche e sociali, infatti, liberano la narrazione nazionale sia dai miti ottocenteschi, sia dalle semplificazioni politiche odierne; mostrano un’Italia complessa, in continuo cambiamento, inserita inestricabilmente in relazioni europee e globali. Spingono i cittadini a rinnovare la propria idea di collettività nazionale. Dal canto suo, l’Italia, repubblica democratica, ha sempre più bisogno di cittadini che sappiano usare la storia come strumento di lettura di tempi sempre più complessi e tumultuosi.
Tuttavia, in molti paesi europei sta prendendo piede una politica culturale che vuole riportare l’insegnamento della storia ai paradigmi ottocenteschi, rifiutando la prospettiva di una scienza aggiornata, aperta al mondo e non rinchiusa nei recinti identitari di una nazione.
Per questo, oggi, è importante discutere di storia e, in particolare, di storia d’Italia. Sono in gioco le caratteristiche e il ruolo dei cittadini del XXI secolo. Devono, come i loro predecessori di due secoli fa, considerarsi gli eredi di una tradizione gloriosa e plurimillenaria o, invece, essere cittadini in grado di capire cosa sta accadendo e, perciò, vogliosi di indirizzare consapevolmente il destino della Repubblica? Forse questo, a ben vedere, sarebbe il lascito più prezioso di chi pensò il Tricolore come bandiera di uomini e donne liberi.