100 anni dalla morte di Pico Mariani, ucciso dai fascisti
Inserito da: Adriano Arati | 29 Lug 2026 | Categorie: In Evidenza, News, Pubblicazioni

Cento anni senza Pico Mariani di Correggio, perseguitato dai fascisti, morto a 22 anni per le violenze patite nel tempo. Il 2026 segna tanti anniversari importanti, il voto referendario, il suffragio universale, l’insediamento dei primi Comuni eletti liberamente dopo il fascismo.
E segna anche anniversari dolorosi. Come quello della morte di Pico Mariani, spirato a soli 22 nel 1926 a Parigi per le conseguenze delle persecuzioni, delle botte, dell’olio di ricino dei fascisti del suo paese, Correggio. Pico era da sempre antifascista, prima socialista e poi comunista, proprio come il fratello maggiore Angelo, ucciso dai fascisti nel 1924.
Ne ha seguito il destino, in ogni senso. Nel 2026 sono 100 dalla sua morte e 80 anni, tra le altre date, dell’amnistia che permise agli autori di molti di quei crimini di non pagare dazio.
Pico, come Angelo, è un amico ideale di Istoreco. A loro, sono dedicate alcune delle pagine di “Veglione Rosso. L’alba di una notte durata vent’anni”, il volume scritto da Wu Ming 2 e realizzato in collaborazione tra Istoreco, Casa Spartaco e Anpi Correggio. “Veglione Rosso” contiene dodici racconti, uno per ciascuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti tra il 1920 e lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Pico e Angelo Mariani sono tra loro.
Alla loro memoria
PICO MARIANI
SAN MARTINO IN RIO – 1904
PARIGI – 1926
operaio
Quando avete saputo di Pico Mariani?
Voi che non eravate suoi amici e nemmeno suoi compagni. Voi che non siete fascisti e nemmeno avvocati con trentatré poderi. Voi, eterni innocenti, che lo avete conosciuto sul lavoro o dal barbiere, giusto quattro chiacchiere, e voi che a mala pena ricorderete chi fosse: «ma sì, dài, il fratello minore di quell’altro, com’è che si chiama, il poeta da osteria…». Voi cattolici – né di qua né di là: seguaci di Cristo! – che sul vostro giornale, «L’Era Nuova», avete gongolato per le «sonore legnate» all’assessore socialista Giovanni Salami, e avete insinuato che il suo collega Cocconi si sia dimesso non per le minacce dei fascisti, ma per «buon senso», oppure temendo, da «milionario», di dover pagare di tasca sua per le malefatte di qualche collega.
Voi.
Cos’avete detto, quando vi è arrivata voce che Pico ne aveva prese tante da restare per terra?
– Chi gliele ha date? – avranno chiesto subito i più ingenui, o i finti tonti, che sempre abbondano in tempo di conflitti.
Poi la solita sfilza di «come sta? È in ospedale? Chissà la povera madre, con due figli così!».
Angelo, il maggiore, a quel tempo era ancora vivo, ma pure lui nel mirino dei picchiatori.
– Qualcosa avrà pur fatto.
– Se l’è andata a cercare.
– Non se ne può più di tutta questa violenza.
Già, non se ne può più. Ma molti di voi hanno preferito non immischiarsi, limitarsi a borbottare. Anche quelli sinceramente incapaci di commentare con un’alzata di spalle la notizia di un ventenne inerme massacrato di botte. Botte sulla testa e sulle mani – apposta per rendere la vita più difficile a un povero cristo che con quelle ci lavora.
– Però, anche ’sti comunisti… Sono loro che vogliono fare come in Russia. E in Russia non è stata mica una passeggiata. Allora, di che si lamentano?
Un anno dopo, altra notizia simile.
Questa volta un pestaggio al riparo dagli sguardi, tra quattro mura, come si addice a un partito d’ordine. Anzi: di governo. Il classico lavoro pulito, che ormai anche voi, gente per bene, gente che non s’impiccia, conoscete almeno per sentito dire. O magari vi siete imbattuti nelle sue fasi preliminari, accelerando il passo e guardando a sparaguai.
L’approccio in strada, tre contro uno.
L’ordine di seguirli alla Casa del fascio: – Giusto per fare due chiacchiere.
E l’epilogo, immancabile, con i bastoni o con l’olio di ricino.
– Di nuovo? – avete pensato in tanti. – Allora di sicuro c’è sotto qualcosa. Magari una storia di donne, altro che la politica!
– Fossi in lui me ne andrei – avete bofonchiato, voi che intendete la storia come un enorme fenomeno naturale, una fatalità che travolge tutto e tutti. Se un’inondazione ti porta via la casa, devi per forza trasferirti altrove. Se i fascisti vogliono rovinarti la vita, meglio farsene un’altra da un’altra parte.
Pico, alla fine, se n’è andato a Parigi.
– Bravo! – avete commentato tra di voi. – Lo dicevo io, ch’era l’unica soluzione – come se avesse deciso di emigrare per seguire un vostro consiglio, e non perché ha visto crepare suo fratello, in un letto d’ospedale, dopo la seconda volta che gli sono saltati addosso.
Chissà poi come v’è arrivata la notizia, due-tre anni dopo, nel ’26, che pure il secondo dei fratelli Mariani – sai quel Pico? Quello che l’avevano picchiato un paio di volte – è morto in un letto d’ospedale, però a Parigi, non a Correggio.
– Di cos’era malato? – avete chiesto in giro.
– Di fascismo – vi ha risposto qualcuno.
Ma voi, che state sempre dalla parte giusta, dalla parte ragionevole della ragione, non ci avete creduto che il corpo di Pico portava ancora il segno di quelle botte, che la salute gliel’avevano rovinata quei bastoni, e poi le fatiche dell’emigrante, il cibo scarso, le cure scadenti riservate ai poveri.
– Ma va’, è passato troppo tempo.
– Mica potete dire che l’hanno ucciso loro! – vi siete affrettati a precisare. Perché nei vostri tribunali, dove voi sedete come giudici e giuria, gli assassini fascisti potranno sempre contare su un’attenuante o un’amnistia.
BIOGRAFIA
Fratello minore di Angelo, segue le idee del fratello prendendolo come esempio. Come il fratello, subisce la persecuzione fascista, venendo più volte pedinato e duramente percosso. Decide così di emigrare a Parigi ove era presente una forte comunità di esuli politici italiani. Il futuro sindaco di Correggio Rodolfo Zanichelli, anch’egli emigrato in Francia in quegli anni di repressione, dirà poi che a Parigi vi era una vera e propria “piccola Correggio”.
Nel 1926, a Parigi, trova a soli ventidue anni la morte a causa di problemi fisici legati alle violenze in precedenza subite a opera dei fascisti.


