Campegine, posata la pietra d’inciampo in memoria di Francesco Montanari
Inserito da: Adriano Arati | 27 Feb 2026 | Categorie: In Evidenza, News

Anche Campegine entra nel circuito delle pietre d’inciampo reggiane. Nella mattinata di venerdì 27 febbraio, in via Cavatorti 116 a Campegine si è tenuta la posa della pietra d’inciampo in memoria di Francesco Montanari, un abitante campeginese deportato e ucciso nei campi nazisti. È la prima presente nel Comune reggiano.
Il monumento collettivo in ottone è stato sistemato davanti alla casa in cui Montanari risiedeva, ultimo luogo in cui ha vissuto libero prima della prigionia e della morte, in via Cavatorti, la lunga strada di campagna che dal capoluogo porta verso La Razza e poi verso la via Emilia.
Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco di Campegine Alessandro Spanò, i co-direttori di Istoreco Gemma Bigi e Matthias Durchfeld e le classi terze della scuola secondaria di primo grado di Campegine delle medie coinvolte nella ricerca. Alla mattinata erano presenti, oltre alle classi, anche i nipoti di Montanari e rappresentanti dell’Anpi locale.
L’iniziativa è promossa dall’istituto storico Istoreco, che cura il progetto delle pietre nel territorio reggiano, assieme a Comune di Campegine, Anpi Campegine e Provincia di Reggio Emilia. È pensata come momento di ricordo e riflessione dedicato a una delle tante vittime reggiane della seconda guerra mondiale.
A Reggio, il percorso è nato come affiancamento al Viaggio della Memoria e prevede sempre la collaborazione delle scuole, degli enti pubblici e, dove possibile, degli abitanti e dei parenti delle persone ricordate. Così è stato a Campegine, dove le terze delle scuole locali hanno lavorato nei mesi scorsi con la co-direttrice di Istoreco Gemma Bigi per ricostruire la biografia di Francesco Montanari e reperire materiali nei vari archivi.
Le Pietre d’Inciampo sono piccole targhe in ottone collocate davanti all’ultima abitazione scelta liberamente dalle vittime della deportazione. Nascono da un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig, nei decenni ne sono state sistemate oltre centomila in mezza Europa.
Con questa diffusissima installazione, le Pietre d’Inciampo sono il più vasto monumento collettivo antifascista in tutta l’Europa. In provincia di Reggio, dal 2015 a oggi, si parla di 149 pietre presenti in 26 Comuni diversi. Campegine si è unito all’elenco in questo 2026.
“Con questa pietra d’inciampo – ha affermato il sindaco di Campegine, Alessandro Spanò – aggiungiamo un prezioso elemento alla rete che racconta la storia campeginese, e acquisiamo la consapevolezza di come anche una persona semplice come Francesco Montanari possa lasciare un esempio tangibile nel tempo e nella storia, ed essere ricordato 80 anni dopo dai cittadini. Sono molto orgoglioso di appartenere a territorio che non smette mai di mantenere via la sua memoria e delle persone che hanno lasciato una traccia nella storia. Un ringraziamento sentito a Istoreco per l’importante lavoro svolto all’interno delle classi, e alla scuola, con i docenti che si sono prestati volentieri a questo lavoro e gli alunni che hanno dedicato una grande attenzione all’argomento”.
LA VICENDA
Francesco Montanari, nato il 4 luglio 1920 a Campegine, venne deportato e assassinato dai nazisti nel 1944, uno dei tanti IMI (internati militari italiani), che dopo l’8 settembre rifiutò di collaborare e venne, come molti altri, catturato e deportato in Germania nel campo di lavoro di Stalag. Prima dell’inizio della guerra, lavorava come addetto alla lavorazione del latte e venne catturato il 9 settembre del 1943 in Sicilia. Morì in Germania il 4 novembre 1944 a causa di un bombardamento aereo, e venne sepolto nel cimitero di Amburgo. Le sue spoglie, su richiesta dei familiari, sono state trasferite a Campegine, dove riposa vicino al fratello Giuseppe, morto da soldato.





















